Stamattina un amico mi ha scritto un messaggio su WhatsApp che, se lavori con persone, forse hai pensato anche tu:
“Sono alla frutta della frutta. Non ce la faccio più. Sono stufo di come le persone a lavoro, soprattutto quelle con posizioni gerarchiche di preminenza, approfittano del proprio ruolo per sfogare le loro frustrazioni. Oltre alla fatica fisica e mentale del mio lavoro, battagliare per il rispetto mi sfianca.”
È luglio. Quest’anno fa particolarmente caldo. Mancano dieci giorni alle ferie di agosto e tutti noi non vediamo l’ora di staccare completamente da lavoro – per non vedere almeno per un po’ certe facce.
Il corpo è stanco. La mente è logorata.
Non è solo stress: è quella combinazione velenosa tra fatica fisica, carico mentale e ingiustizia percepita. Davvero la frutta delle frutta.
A me, leggendo quel messaggio, è venuta in mente la celebra sentenza latina Mens sana in corpore sano e due libri che ho letto di recente:
- Imparare l’ottimismo di Martin Seligman
- La teoria di lasciare andare di Mel Robbins.
Questi testi interessantissimi, si basano su una grande famiglia di pensiero che personalmente chiamo “filone degli stoici”: quella corrente che, in soldoni, dice:
“smettila di bruciarti nel tentativo di cambiare ciò che non controlli; investi le tue risorse per cambiare ciò che dipende da te” [puoi approfondire qui].
Ma cosa c’entra tutto questo con il prendersi cura del corpo e della mente? Non starai un po’ esagerando?
Siamo tutti presi da curare il nostro corpo che lasciamo la mente nel disordine più totale
Viviamo in un’epoca in cui il corpo è spesso il protagonista della scena. Palestra, alimentazione, estetica, outfit, accessori, casa, auto, status.
Non c’è niente di male, in sé. Allenare il fisico, mangiare meglio, sentirsi più a proprio agio con il proprio aspetto fisico migliora davvero la qualità della vita.
Il problema nasce quando il nostro corpo diventa l’unico soggetto su cui investiamo energie. Quando pensiamo, più o meno consciamente, che basta “mettere a posto la facciata” per costruire benessere e felicità.
La ricerca scientifica sul rapporto mente‑corpo è ormai chiara. Ciò che accade nella testa non resta chiuso lì dentro. Stati emotivi cronici come stress, rabbia trattenuta, risentimento, pessimismo, mancanza di senso di controllo hanno effetti misurabili su salute, sistema immunitario, rischio cardiovascolare, sintomi fisici.
La psiconeuroimmunologia lo ripete da anni: cervello e corpo parlano in entrambe le direzioni, attraverso ormoni, neuropeptidi, citochine. Non esiste mente che non tocchi il corpo, né corpo che non tocchi la mente.
Se il tuo fisico è in forma, ma la tua mente vive costantemente in guerra con ciò che non controlli, non stai davvero “bene”. Sentirai sempre una specie di vuoto interiore a cui non saprai dare spiegazione. E stai usando il corpo come frontiera di resistenza, mentre il sistema operativo mentale continua a bruciarti risorse.
Mente allenata ma un corpo trascurato
C’è anche il caso opposto, ovviamente. Chi si concentra solo sulla mente.
Legge, studia, medita, fa percorsi di crescita personale, lavora su mindset e consapevolezza ma intanto ignora sonno, movimento, alimentazione, riposo, postura. La letteratura su mind‑body medicine mostra che gli interventi mentalmente orientati (mindfulness, meditazione, pratiche di consapevolezza) funzionano meglio quando il corpo non è in uno stato di logoramento costante.
La mente ha bisogno di un “hardware” sufficientemente stabile per poter regolare lo stress, modulare le emozioni, mantenere lucidità.
Se il tuo cervello prova a essere stoico, ma il tuo corpo vive in uno “stato larvale” o zombie mode, è come se cercassi di installare un sistema operativo complesso su un computer che non regge il carico. Come se cercassi di far girare un videogame di ultima generazione su un PC Windows 95.
Nella migliore delle ipotesi, troppi processi aperti, troppo poco raffreddamento. Prima o poi qualcosa si spegne perché il sistema va in cortocircuito.
Gli stoici, Seligman e la fatica buona
La filosofia stoica, riletta oggi attraverso psicologia e neuroscienze, non è una moda da citazione su Instagram. È una mappa cognitiva. La sua intuizione base è: dividi il mondo in due sfere – ciò che dipende da te e ciò che non dipende da te. Poi allena la mente a investire energia solo sulla prima.
La psicologia moderna chiama questa dinamica “regolazione cognitivo‑affettiva”: imparare a riconoscere la prima reazione emotiva (biologica, automatica) e lavorare sulla storia che ti racconti subito dopo.
Seligman, con il concetto di “ottimismo appreso”, ha dimostrato che il modo in cui interpreti gli eventi (temporanei vs permanenti, specifici vs globali, esterni vs personali) cambia prospettive di salute, rischio di depressione, motivazione, persistenza.
A cosa porta tutto questo, nel caso del mio amico “alla frutta della frutta”?
A una distinzione cruciale:
- non posso evitare che esistano capi frustrati, ingiustizie, soprusi, mancanza di rispetto;
- posso lavorare sul modo in cui reagisco a questi eventi, sul valore che assegno loro, sul peso che permetto abbiano su di me, sulla mia capacità di proteggere almeno una parte del mio spazio mentale.
Questa è fatica cognitiva.
È allenamento mentale.
Ed è tanto “allenamento” quanto fare un’ora di pesi in palestra.
Curare la mente significa fare un lavoro quotidiano (non attivarsi quando ci sono crisi)
Curare la mente non è fare qualcosa solo quando “non ce la fai più”.
Significa costruire nel tempo alcune abitudini di pensiero e di percezione:
- accettare che una parte del mondo sarà sempre fuori dal tuo controllo;
- sviluppare l’arte di lasciare andare ciò che non puoi correggere, invece di rimuginare all’infinito;
- riposizionare la tua identità: tu non sei solo ciò che ti accade, sei anche la risposta che impari a dare;
- coltivare relazioni e contesti dove il rispetto è norma, non bonus.onlinelibrary.
La ricerca su ottimismo, crescita personale, benessere e salute mostra che le persone con un orientamento mentale più fiducioso (attenzione, non ingenuo) hanno, in media, migliori esiti di salute, meno rischio cardiovascolare, maggiore longevità.
Non perché “pensano positivo” e basta come fossero Jovanotti da mattina a sera, ma perché il loro modo di leggere gli eventi riduce il logoramento cronico (ruminazione mentale) dato dallo stress non risolto.
Allenare la mente, allora, significa anche decidere consapevolmente quali storie continui a raccontarti su ciò che ti accade, su chi ti circonda, sul valore che ti attribuisci in contesti difficili.
Curare il corpo è proteggere la mente (e viceversa)
Fin qui abbiamo parlato di mente. Ma non dobbiamo mettere da parte il corpo.
La mind‑body medicine parte da un dato molto semplice: il modo in cui gestiamo stress, emozioni e relazioni influenza cuore, ormoni, sistema immunitario, sintomi fisici; e, simmetricamente, il modo in cui trattiamo il corpo influenza umore, capacità di regolazione, resilienza mentale.
Quando vai in palestra, inizi a dormire meglio, mangi in modo che il corpo non sia sovraccaricato, costruisci un terreno fertile per coltivare la mente. Quando scegli di non anestetizzare tutto solo con estetica, ma usi il corpo come alleato (movimento, respiro, postura) per regolare anche il pensiero, ti stai prendendo cura di un sistema unico.
Il vero equilibrio nasce qui:
- il corpo ti dà energia e stabilità per sostenere la fatica buona del pensiero;
- la mente ti dà criteri e lucidità per non usare il corpo solo come maschera o armatura, ma come luogo di protezione e potenza reale.
Mens sana in corpore sano
Per anni abbiamo letto questa formula latina su felpe universitarie e pannelli d’arredo nelle palestre. Se la prendiamo sul serio, ci mette davanti a un dato di fatto.
Il punto non è avere un corpo da mostrare e una mente lasciata a rimuginare in un angolo. E non è nemmeno riempirsi la testa di concetti belli, mentre il corpo tira avanti con sonno scarso, stanchezza accumulata, stress e trascuratezza.
Prendersi cura del corpo significa offrire alla mente un terreno decente su cui lavorare.
Sonno. Movimento. Alimentazione. Pause vere. Tutta roba che spesso sottovalutiamo, salvo poi stupirci se il cervello si inceppa, se la pazienza si assottiglia, se la lucidità evapora alla prima frustrazione.
Prendersi cura della mente, invece, significa allenare il modo in cui stai dentro ciò che ti accade. Vuol dire accettare che soprusi, scorrettezze, persone frustrate e ingiustizie non spariranno per farti un favore. Vuol dire smettere di consegnare ogni giorno pezzi del tuo equilibrio a ciò che non controlli e ridurre quella ruminazione mentale che ti fa ripassare le stesse ferite all’infinito.
Corpo e mente non sono due reparti separati. Mentre alleni i muscoli, dovresti allenare anche l’interpretazione. Mentre sistemi il guardaroba, dovresti sistemare anche le storie che continui a raccontarti. Mentre investi nel tuo status esterno, dovresti chiederti in che condizioni versa il tuo “paesaggio interno”.
Poche idee operativa da cui partire
- Tratta la cura del corpo come una forma di rispetto verso la mente: sonno, movimento, alimentazione, pause non sono “extra”, sono il contesto in cui il cervello può lavorare bene.
- Tratta la cura della mente come un allenamento quotidiano alla responsabilità: non puoi impedire gli abusi, puoi però decidere quanto spazio occupano dentro di te e che storia ti racconti su di loro.
- Accetta che il mondo non smetterà di essere ingiusto, ma puoi smettere di regalargli sempre la tua energia migliore.
- Leggi libri che ti insegnano a pensare e a lasciare andare, non solo a “sentirti motivato” per qualche giorno.
Non esiste vita equilibrata in cui il corpo viene trattato come oggetto e la mente come discarica, o viceversa. Esiste, invece, uno stato di equilibrio in cui ti prendi sul serio come organismo intero: fisico, cervello, emozioni, pensiero, relazioni.
Forse “mens sana in corpore sano” continua a resistere da secoli proprio per questo.
Perché ci ricorda una cosa semplice, ma che ci ostiniamo a dimenticare: vivere bene non significa lucidare una sola metà di noi. Significa imparare a tenere insieme, ogni giorno, la forza del corpo e la responsabilità della mente.
Come prendersi cura di corpo e mente ogni giorno
Prendersi cura del corpo significa dargli le condizioni per non crollare sotto pesi che si potevano distribuire meglio.
Prendersi cura della mente significa smettere di bruciare tutte le energie contro muri che non cadranno, e cominciare a costruire porte dove puoi passare attraverso.
In mezzo, c’è la vita di tutti i giorni. Quante risorse continui a investire per cambiare chi non cambierà? E quante scelte fai per rendere più forte il corpo e più lucida la mente con cui vivi ogni singolo giorno?


